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lunedì 26 dicembre 2011

E se facessimo come l'Argentina?

 "L'Argentina, a seguito dell'impugnazione del suo debito, ha istituito una particolare modalità di finanziamento del debito pubblico, con la quale emette dei titoli di debito più complessi dei tradizionali bond. Si tratta di warrant, che pagano l'interesse soltanto se la crescita del PIL misurata a fine anno (e non quella prevista) supera il 4.2%: il capitale, come per i normali titoli di Stato, è garantito al 100%, mentre non lo è la quota interessi ma questo impegno vale solo nella misura in cui lo Stato, come appunto fece la stessa Argentina, non dichiara default (cessazione dei pagamenti). In questo modo l'andamento del debito pubblico è legato alla crescita della ricchezza reale della nazione" Fonte Wikipedia

giovedì 23 dicembre 2010

Borghenzio parla di commissione trilaterale

la lega parla di commissione trilaterale...

venerdì 8 gennaio 2010

Chiacchere di fine anno.

Di Solange Manfredi
www.paolofranceschetti.blogspot.com

AL CITTADINO NON FAR SAPERE......

Ebbene sì, lo confesso, la sera del 31 dicembre ho atteso con grande curiosità, ed un fondo di speranza, il messaggio alla nazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Ero proprio curiosa di sapere cosa avrebbe detto, cosa avrebbe sottolineato tra le tante cose successe in questo 2009... Ma, sopratutto, attendevo di sentire cosa avrebbe detto circa il Trattato di Lisbona. Desideravo sentire come il Presidente della Repubblica avrebbe trattato questo argomento, ovvero quello che è stato sicuramente, a livello internazionale, l'evento più rilevante non solo di questo secolo, ma anche del precedente. I lavori per realizzare una Europa unita hanno, infatti, impegnato tra i più importanti studiosi sin dai primi decenni del '900, ora ci siamo, dal 01 dicembre 2009, con l' entrata in vigore del Trattato, il progetto si è realizzato, L'Europa Unita è nata! Rilevante no?

Certo ero rimasta sorpresa che nessun festeggiamento avesse salutato tale evento, che nessuna trasmissione televisiva avesse trattato la “conquista”, ma il Presidente della Repubblica, ero certa, almeno qualche cosa l'avrebbe detta.

E così eccomi, comodamente seduta davanti alla televisione, ad attendere il discorso. Inizia la trasmissione e manca l'audio, accidenti! Dopo poco fortunatamente arriva anche l'audio. Ascolto con attenzione, sono attentissima sino alla fine e........nulla! Sul Trattato di Lisbona nulla! Mi dico: "non è possibile, sicuramente sarà la prima cosa che ha detto quando non c'era l'audio". Quindi mi precipito al pc, e cerco in internet il discorso scritto. Lo trovo, lo leggo, lo rileggo, lo rileggo, cerco e......nulla, neanche una parola. Possibile?

Come è possibile che il Presidente Napolitano non dica neanche una parola su tale "conquista"? Siamo in Europa, parte della nostra sovranità verrà gestita da Bruxelles e nemmeno una parola? Perché?

Perché, probabilmente, trattare l'argomento, anche in maniera “parziale”, potrebbe far nascere delle curiosità nei cittadini e vuoi mai che, con questo infernale strumento che è internet, a qualcuno venga la malsana idea di digitare su un motore di ricerca “Trattato di Lisbona”? Pericoloso, meglio non farne proprio cenno, meglio tacere.

Il Presidente però ha cura, nel suo discorso, di sottolineare il suo pensiero: le riforme sono necessarie e la seconda parte della Costituzione può essere modificata.

Ed allora mi domando di cosa stia parlando. E sì perché oggi parlare di possibili modifiche della Costituzione, della sua salvaguardia dei diritti fondamentali, ha il sapore di una “leggerissima” presa in giro.

E' l'Europa che decide, noi non abbiamo più strumenti per difendere la nostra Costituzione, neanche qualora vengano modificati i diritti fondamentali. Proprio così.

Non ci credete? Facciamo degli esempi, così la situazione potrà apparire più chiara.

Poniamo che un giorno i cittadini italiani si accorgano che l'adesione al Trattato di Lisbona non è una cosa buona, la domanda è: possono adoperarsi per esercitare la loro sovranità e chiedere l'abrogazione della legge di ratifica al Trattato tramite referendum? In altri termini: possono dire no all'Europa?

NO! Perché il referendum abrogativo (secondo comma dell'art. 75 della Costituzione) non è ammissibile in caso di: “leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali".

Ok, non perdiamoci d'animo. Non abbiamo strumenti per dire no all'Europa, ma se l'Europa dovesse emanare una direttiva, non dico che ci danneggia, ma che contrasta con i valori fondamentali della nostra Costituzione, ci sarà sicuramente la possibilità di proporre un referendum abrogativo o rivolgerci alla Corte Europea, che diamine, siamo in democrazia!

NO! Infatti non esiste l'istituto del referendum abrogativo in Europa, né può chiedersi alla Corte di Giustizia la disapplicazione di una direttiva in uno Stato membro perché questa confligge con la sua Costituzione.

Va bene, restiamo in Italia, strumenti ne abbiamo, che diamine. Ad esempio, se in attuazione di una direttiva comunitaria il nostro legislatore dovesse emanare delle norme che violano palesemente la nostra Costituzione, sono norme interne, sicuramente si potrà ricorrere al custode per eccellenza della nostra Costituzione, all'organo supremo, ovvero alla Corte Costituzionale!

NO! Infatti non è ammissibile il ricorso alla Corte Costituzionale per atti normativi dell'Unione Europea o leggi che li recepiscono, ovvero norme collegate ad impegni comunitari.


Dunque, ricapitolando:

Non possiamo sottrarci all'Europa.

Se l'Europa emana una direttiva che contrasta con i diritti fondamentali della nostra Costituzione non possiamo adire la Corte di Giustizia chiedendone la disapplicazione

Se una direttiva, o le norme interne ad essa collegate, violano apertamente i principi fondamentali della nostra Costituzione non possiamo neanche fare ricorso alla Corte Costituzionale.

Detto in altri termini: se l'Europa dovesse reintrodurre la pena di morte, ampliando le previsioni purtroppo già ora esistenti, e noi italiani dovessimo dire no a questa previsione, magari con un referendum con una adesione del 100% dei cittadini, questo non servirebbe a nulla. La pena di morte verrebbe reintrodotta e noi non avremmo alcuno strumento per fermare questo abominio, non la possibilità di dire no all'Europa, non la possibilità di chiedere alla Corte di Giustizia che la norma non venga applicata, non la possibilità del ricorso alla Corte costituzionale. Nulla!

Visto che questa è la situazione, che senso ha parlare ancora di possibile modifica della Costituzione?

Nessuna, la nostra Costituzione può essere modificata da Bruxelles (e presto sarà modificata e, temo, in peggio) anche nei diritti fondamentali e noi cittadini non possiamo farci assolutamente nulla.

Forse era questo che il Presidente Napolitano doveva dire ai cittadini, forse è per questo che il Presidente Napolitano non ha neanche accennato al Trattato di Lisbona.

Coerenza o non coerenza?

di PAOLO BARNARD
www.paolobarnard.info

Il paradigma di Striscia, Costanzo, Le Iene, Mandela. La via della rovina e i vostri dubbi.

C’è un dubbio fondamentale che perseguita le menti di tanti lettori intelligenti e coscienziosi, non scherzo, non c’è ironia. Essi sanno bene che, a dir la verità, diversi fra i nomi che costellano la loro progressione civica e intellettuale sono non proprio immacolati, eppure servono. Travaglio pecca di arroganza, è un filosionista quindi paladino di una giustizia part time, si dimostra omertoso coi suoi compagni di merende, non parla mai del vero Potere, il suo giornale meno che meno, ci annebbia la vista ipertrofizzando Berlusconi. Ma è innegabile che senza di lui... migliaia di cittadini, soprattutto i giovanissimi, non avrebbero mai avuto le conoscenze per combattere l’odierna Casta, poiché Travaglio è a tutti gli effetti un cronista che morde duro alle calcagna del clan di Arcore. I lettori sanno che Milena Gabanelli… oddio, avete letto Dagospia l’altro giorno? Che brutto l’inciucio della signora di Report con Prodi, la Sogin e Massimo Romano; se è tutto vero c’è da preoccuparsi tanto. E poi che fastidio la vicenda con Barnard e Censura Legale, una bruttissima macchia per lei. E le puntate pro Tav e quella sul debito pubblico? Ohi, ohi… Così come la culla craxiana da cui la paladina proviene, non proprio un pedigree da paladina, appunto. Ma se togli Report cosa rimane in Italia? Senza le puntate di Milena, è innegabile, c’è il buio, la morte civile in Tv. I lettori sanno altresì che Antonio Di Pietro ha firmato lo scandaloso Trattato di Lisbona, che maneggia i denari di partito con una certa disinvoltura, che quel suo figlio lo ha a dir poco allevato male e protetto troppo, che sguazza nel fango inquietante della Casaleggio Associati, con tutte quelle connessioni in Telecoms e banche d’investimento (leggi la Mafia maggiore), e che l’ex magistrato puzzicchia un poco (tanto) di giustizialista di destra. Eppure Tonino fa battaglie che non si possono non condividere, e di nuovo va detto che se togli lui, alle urne che si fa? Grillo, mamma mia, neppure inizio, già sapete, i miliardi, il merchandising alla Vanna Marchi, le sparate nel mucchio, la censura sul suo blog, la “gestione fascistoide delle sue liste”, la Cultura della Visibilità replicata… Ma anche Beppe rappresenta in Italia una sponda fortissima che ha fermato il naufragio dei Movimenti dopo il 1999 e dopo il flop di Nanni Moretti, l’unica così potente a dir la verità. Facebook, in ultimo, si sa che è uno strumento di obnubilazione di massa, che ha strappato ai cittadini la più immensa banca di dati personali nella Storia (se la ridono alla CIA, Microsoft, Telecoms, e ITCompanies, o i tipi alla Bearing Point, Murdoch, Pio Pompa ecc.) e che sta esasperando il rovinoso attivismo di tastiera. Tutto vero, però è Facebook e non altri che permette oggi a tantissimi membri della famosa ‘massa’, e di nuovo ai ragazzini/ragazzine, di essere raggiunti dalle parole dei sopraccitati, dei dissidenti, dalle notizie censurate, e anche dalle tue di parole caro Barnard, cosa che non sarebbe mai accaduta senza. Allora, sono da tenere o da buttare tutti costoro?

Qui sta il dilemma di tanti. Esso alberga in quell’angolo recondito dell’anima dove ha luogo un fastidioso tiro alla fune fra la coscienza (“non sono puliti, non fidarti”) e il realismo (“sarà anche, ma sono utili però”). La coscienza reclama l’integrità morale sopra ogni cosa, il realismo la considera, al contrario, una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è. E Barnard ne incarna il peggio, alcuni dicono, fosse per lui avremmo un mondo senza Marco, Milena, Tonino, Beppe e neppure Facebook. Bella roba.

Voglio rispondere a quel dilemma, una volta per tutte, è terribilmente importante. E vi dico subito che la vittoria nel tiro alla fune delle forze del realismo è una catastrofe, le cui propaggini precedono nel tempo il fenomeno dei ‘paladini’ dell’Antisistema e le cui conseguenze pagherete terribilmente care. Per capire cosa sto dicendo considerate Striscia la Notizia, il Costanzo Show, le Iene. Questi fenomeni di comunicazione di massa ricalcano perfettamente gli ingredienti dei sopraccitati fenomeni di comunicazione alternativa. Vi si trova infatti un abile mix di negativo e positivo, talmente abile che il medesimo dilemma assale altri cittadini: sì, sono buffonate, è tutto per far soldi, Costanzo è un padrino piduista, tritano tette culi e gossip caciarone… ma... Ma a dire il vero Striscia e le Iene denunciano una valanga di porcherie a milioni di cittadini (a delle audience mille volte la nostra) che altrimenti non le saprebbero mai, e i politici rispondono in fretta; a dire il vero hanno il coraggio (e i soldi) di sputtanare un sacco di malfattori su segnalazioni di persone comuni, cosa che il Corriere o il TG1 e neppure il Fatto farebbero mai, ed è questo lo stare dalla parte della ‘gente’; a dire il vero l’Italia è costellata oggi da migliaia di famiglie che devono la loro salvezza o perlomeno un aiuto vitale a Greggio, Lucci, o a Costanzo. E non fu quest’ultimo che portò in televisione per primo la lotta contro la discriminazione dei sieropositivi? Non ha proprio lui contribuito all’accettabilità dei disabili, degli emarginati, degli ammalati portandola per decenni nei salotti dell’Italietta discriminatoria e razzista? Ed ecco che milioni di italiani degni risolvono quel loro tiro alla fune col medesimo realismo che nell’Alternativa assolve Travaglio, Grillo e Facebook: ok, hanno mille difetti, ma alla fine fanno una montagna di cose giuste, punto.

Lo so che siete già schizzati in avanti con la risposta, ma vi blocco. Attenti. Vi è facile scartare queste ultime conclusioni seppellendole con una montagna di critiche all’abiezione del sistema massmediatico Mediaset, dopotutto lo amministra “il diavolo”, dico bene Tonino? Ma chiedo: se riuscite per un attimo a rimanere osservatori esterni, distaccati, potete forse evitare di vedere che il paradigma dell’assoluzione di Striscia, Iene e Costanzo è identico a quello che invece così generosamente applicate a Grillo, Gabanelli e Co.? Non è forse vero che in entrambi i casi entra in funzione una bilancia sui cui piatti è stato messo il male e il bene, e che si è fatta pendere dalla parte del bene nel nome di un interesse collettivo superiore? Lo fate voi coi paladini e con Facebook, ma lo fanno milioni di altri esseri umani degni con Ricci, Blasi e Costanzo. Forse che il vostro interesse è di natura superiore al loro?

Eppure la cosa è, e vi è, ovvia: voi stessi argomentereste subito, in un dibattito con i fans dei paladini di Striscia e Co., che il danno complessivo e a lungo termine che il Sistema massmediatico berlusconiano fa alla società è immensamente superiore ai vantaggi a breve termine delle loro battaglie civiche e di denuncia. Gli direste che, parafrasando il Vangelo, “non puoi servire due padroni”, o stai dalla parte della morale civica sempre oppure non vali nulla; non puoi da una parte rimestare Vippismo e culi e dall’altra predicare virtù; il mix che ne esce è mefitico, la gente ne viene inquinata, anzi, peggio, in essa si innesta una dissociazione percettiva fatale, quella che avvalla il fatto che se con una mano fai il bene con l’altra puoi anche lordare il tuo mondo, te lo si perdona.

Bene, ogni singola parola scritta sopra io ve la rigiro sui vostri paladini e su Facebook. Chi come loro è morale part time; chi è mosso da compassione da questa parte ma spietato da quell’altra; chi sfodera la spada con quei potenti ma fa lo stuoino con questi altri; chi si batte per i diritti di qua ma affossa quelli di là; chi grida alla censura contro i suoi compagni ma si zittisce su quella contro i suoi avversari; chi grida i fatti di questo potere ma tace su quelli dell’altro Potere; o chi regala libertà di sapere a milioni mentre incatena i medesimi milioni dietro le spalle, produce nel lungo termine un danno alla fibra etica della collettività che è immensamente superiore a qualsiasi beneficio nel breve termine. Perché, sia chiaro e scolpito nella memoria: dal principio morale esteso a 360 gradi non ci si dissocia mai se si vuole veramente cambiare la Storia, a costo di soccombere per anni, secoli. Perché solo una cosa, e una cosa sola, può alterare la corruttibilità della nostra epoca: persone che sappiano aderire a quel principio morale a qualsiasi costo, sempre, e non part time. Accontentarsi di paladini dalla rettitudine a singhiozzo è il destino che ha in serbo per noi il Potere; se il popolo degli attivisti fa tanto di adagiarsi sul vecchio detto che "piuttosto che niente è meglio piuttosto", ovvero "piuttosto che Berlusconi e Vespa sono meglio Travaglio che ride in faccia ai morti della Palestina, Grillo che confabula con Casaleggio, Gabanelli che censura i suoi spettatori critici" il gioco è fatto, siamo fregati, perché il fondo di quel "piuttosto" non c'è, è mutabile, è comprabile, e certamente un sistema bastato su tali mollezze non ha la fibra per confrontarsi in alcun modo col Potere.

Non so pensare a un esempio migliore per illustrare ciò della parabola di Nelson Rolihlahla Mandela, che è qui terribilmente illuminante. Quell’uomo fu una luce per l’Africa e per l’umanità intera finché mantenne una fanatica adesione al principio morale a 360 gradi. Divenne poi un deplorevole zimbello nell’istante in cui si perdonò, e gli fu perdonato, di essere una luce part time, perché, si disse, “va bè, intanto è utile però”. Nel 1994, quando ero in Sudafrica come corrispondente, parlai a lungo con Kader Asmal, membro del Comitato Esecutivo Nazionale dell’ANC di Mandela, e rimasi affascinato dal racconto che egli mi fece dei tanti e crudeli tentativi del regime di spegnere la luce di Nelson. Nei suoi 27 anni passati a spaccare pietre fra Robben Island e altre carceri, con le cornee bruciate dalle polveri dei sali, con le angoscianti notizie sulla sorte di sua moglie e sulle torture e i massacri dei suoi compagni, Mandela fu costantemente sottoposto a offerte di libertà su condizioni: firma questo, rinuncia a quello, impegnati a non dire più quest’altro, compromettiti anche solo un poco, media sulla tua fanatica adesione ai principi… e avrai la libertà, e salverai i tuoi compagni dalle sevizie, e tornerai nelle braccia di quella povera donna là fuori. Immaginate, se potete, cosa significhi dover scegliere in quelle condizioni, consapevole che la probabile alternativa era la morte in cella e il buio per milioni di neri. Ma Nelson Rolihlahla Mandela disse sempre no. Al principio morale non si deroga mai, neppure in una microscopica percentuale. Non si possono “servire due padroni”. Nelson sapeva allora che la convivenza della rettitudine con l’occasionale cedimento al vizio, e cioè quello che gli veniva proposto, avrebbe certamente portato grandi benefici nel breve termine a tutta la sua gente, ma danni indicibilmente superiori nel lungo termine. Poi fu liberato, e cadde nelle mani del Fondo Monetario Internazionale e dei ‘pedagogisti’ politici del Washington Consensus: cambiò, tanto, forse era, a quel punto, veramente sfibrato. Di fatto fu il tracollo, la storia politica ed economica del Sudafrica del Presidente Mandela è stata deplorevole, vergognosa, ma non è questo il luogo in cui trattarla. La rovina di quell’immenso eroe civico e di tutto il suo popolo fu proprio l’accettazione da parte di se stesso e da parte dei suoi sostenitori, negli anni della sua ascesa al potere, del paradigma che ho spiegato sopra, precisamente quello: “va bè, non è immacolato, ma senza di lui sarebbe peggio”. La Storia non si fa coi se, ma sono profondamente convinto che se la sua gente gli avesse gridato in massa di rimanere cocciutamente fedele ai principi morali a 360 gradi della sua prigionia, e se anche nel nome di ciò Nelson Mandela non fosse mai stato presidente, il futuro del Sudafrica non sarebbe l’incubo odierno di 10 milioni di persone senza acqua né elettricità, di violenza inaudita nero su nero, e di soffocamento a tempo indeterminato nelle morse di un regime ben peggiore dell’Apartheid, quello Neoliberale.

Che la vittoria nel tiro alla fune del realismo ("hanno falle, ma dopotutto sono utili") contro la coscienza ("utile è solo il principio morale senza deroghe") abbia sempre portato (come porterà nel caso dei vostri paladini e dei social networks) a danni immani nel lungo termine, è dimostrato da molte altre istanze, che esse siano la deplorevole discesa nel compromesso dei sindacati occidentali da 30 anni a questa parte nel nome del realismo economico, o del movimento dei neri americani dopo la morte di Luther King nel nome dell'accesso all'American Dream, oppure la diluizione del principio della sacralità dei beni comuni come l’acqua, la salute e l’istruzione nel nome dell'efficienza. In ciascuno di questi casi una folta schiera di pensatori realisti aveva sostenuto, gridato, che pretendere l'integrità morale a 360 gradi da sindacati, leader di minoranze, o gestori del bene pubblico, cioè dirgli "o così oppure tanto vale senza", era "una pericolosa devianza fanatica che finisce per cancellare dalla società anche quel poco di buono che c’è". Nulla di più errato, e infatti nel lungo termine siano giunti all'epoca della svendita del diritto al lavoro, alla permanenza della schiavitù da salario, al razzismo non più per colore ma per accesso ai consumi, e all'idea aberrante che la vita stessa si possa privatizzare.

E dunque, quando io sostengo che nell’interesse della fibra etica della nostra collettività nel lungo termine sarebbe sicuramente meglio che sparisse Report se Report deve essere Milena Gabanelli, o il Fatto se il Fatto deve essere Marco Travaglio, o i blog/social networks se devono essere Grillo e Facebook, non bestemmio affatto. Per salvare l’Italia sarebbe augurabile che esistesse un nugolo di anonimi cittadini coi piedi fermamente puntati sull’idea che il principio morale deve essere mantenuto a 360 gradi, sempre, a qualsiasi costo, in ogni azione e verso chiunque, piuttosto che bearci di una folla immane guidata dai paladini part time che voi perdonate.

venerdì 6 febbraio 2009

A volte basta un'ora

Nei giorni scorsi ho letto un articolo di Paolo Bernard nel quale, tra le altre cose, mette in evidenza cosa il 99% dei comuni cittadini conosce del conflitto israelo-palestinese. A malincuore devo ammettere di essermi più o meno riconosciuto nelle sue parole. 

Nello stesso articolo spiega che per comprendere l'attuale situazione e per poterla cambiare bisogna sapere cosa sia successo prima della creazione dello stato di Israele.

Vi riporto "Quello che il 99% conosce" così potete verificare anche voi quanta ne sapete.

Ho inserito di seguito un video (diviso in 7 parti) dove lo stesso Bernard racconta un po' di quelle cosine interessanti che le nostre fonti "ufficiali" si dimenticano sempre di dirci.

Il video in tutto dura circa 55 minuti + 5 minuti per leggere il testo sotto = un'oretta. 
In un giorno ne abbiamo 24,  in una settimana 168, in un mese 720. 

" il problema non sta nel non sapere, ma nel pensare di sapere"

A Presto
Chinaccia


ECCO QUELLO CHE IL 99% DEI CITTADINI COMUNI SA DEL CONFLITTO ISRAELO-PALESTINESE:

“Gli ebrei sopravvissuti all’Olocausto nazista e a persecuzioni storiche, tentarono di ottenere una loro terra sicura nella biblica Palestina, dove fondarono comunità pacifiche e religiose. Ma gli arabi ostili tentarono subito di annientarli con la guerra del 1948. Gli ebrei combatterono un’eroica guerra partigiana che li vide vittoriosi e salvi da un secondo Olocausto. Fondarono Israele nel maggio di quell’anno, unico Stato democratico e moderno in medioriente, baluardo di civiltà fra nazioni arabe di re e dittatori corrotti e sanguinari. I quali tentarono di nuovo nel 1967 di distruggere la pacifica Israele, che li sconfisse brillantemente ancora una volta. Da allora Israele vive circondata da arabi-palestinesi fanatici, irragionevoli e brutali, che la attaccano col terrorismo in continuazione, senza farsi scrupolo di massacrare i civili ebrei, inclusi i bambini. Quei terroristi islamici sono certamente collegati oggi ad Al Qaida, e quindi Israele combatte una guerra al terrorismo anche per nostro conto. Inoltre, gli Stati canaglia come Siria e Iran appoggiano le fazioni armate arabe-palestinesi, per cui il pericolo per Israele è particolarmente insidioso. Essa deve difendersi, è un suo diritto, e nel farlo capita che ahimè ci vadano di mezzo anche alcuni civili arabi-palestinesi, ma la colpa di ciò è dei terroristi islamici che costringono Israele a combattere in zone popolate. Israele ha fatto di tutto per arrivare alla pace, ma si scontra sempre con l’ottusità e la ferocia dei leader arabi-palestinesi, corrotti e impietosi persino coi loro cittadini, che hanno sempre rovinato ogni accordo possibile. Non ci sarà pace finché la parte araba non accetterà il diritto di Israele di esistere e non cesserà di aggredirlo.”

 

Ogni parola di quella narrativa è falsa, grottesca persino. Ma finché essa rimarrà la narrativa della maggioranza dell’opinione pubblica italiana e occidentale, voi potrete fare tutte le manifestazioni che volete, tutte le proteste che volete, e non otterrete nulla, nulla di nulla, come nei passati 40 anni. Va fatto altro, VA RI-RACCONTATA ALLA GENTE LA VERA NARRATIVA SU COSA VERAMENTE ACCADDE LAGGIU’. E’ l’unica speranza per terminare il conflitto, l’unica.


IL VIDEO




fonte: http://www.paolobarnard.info






sabato 31 gennaio 2009

Il debito pubblico e i regali inaspettati

Posto quest'articolo perché chiarisce bene come l'aumento del Debito Pubblico negli ultimi 25 anni non sia dipeso, come pensano molti, dalle troppe spese dello Stato, ma dagli interessi che si pagano sul debito stesso.

Mi spiego meglio. Semplificando un po’ il bilancio di uno Stato funziona più o meno come quello di una famiglia: ci sono delle entrate (tasse) e delle uscite (sanità, pensioni, spese per gli stipendi statali, servizi, ecc.) e come tutte le famiglie che si rispettino anche lo stato ha il suo bel “mutuo” da pagare (il debito pubblico).

La differenza tra entrate e uscite, se non si considerano gli interessi sul mutuo, si chiama Saldo Primario:  

SP (Saldo Primario) = T (tasse) – C (spesa per beni e servizi) – P ( spese sociali come pensioni e sanità).

Ecco!!!  questo saldo dagli anni 90 è  sempre stato positivo. Il nostro cosiddetto “Stato spendaccione” alla fine di ogni anno, se non avesse dovuto  pagare dei mega interessi, avrebbe anche potuto risparmiare  qualche SOLDINO.

Se invece consideriamo anche la spesa per interessi il bilancio statale è sempre in rosso, cioè le entrate non bastano per coprire tutto e lo Stato deve fare nuovi debiti per pagare gli interessi.  
Per dare qualche numero dal ’91 al 94  lo stato avrebbe risparmiato circa 100.000 miliardi (avanzo nel saldo primario), ma nello stesso periodo ha speso 500.000 miliardi per li interessi sul debito.   

Qualcuno potrà dire: ok il concetto  è chiaro, ma è giusto che anche lo Stato paghi il suo mutuo come tutti! 

Giusto!   

Qui, secondo me, bisogna farsi anche un’altra domanda:  

 Ma come diavolo abbiamo fatto ad avere un "mutuo" talmente grande da non riuscire neanche a pagare gli interessi?

Come abbiamo fatto a ritrovarci in una situazione in cui non riuscendo a pagare gli interessi dobbiamo aumentare il mutuo?  

 Siamo degli idioti gestiti da idioti?

In parte sì, in parte no!     "La parte sì" è che un po’ idioti lo siamo davvero, dato che tutto ci capita sotto il naso mentre siamo impegnati a discutere se Veltroni sia più fotogenico di Berlusconi.  

"La parte no" consiste nel fatto che all'inizio degli anni 80, quando il nostro "mutuo" non era poi così grande (59,5% del pil) ed eravamo ancora in grado di pagare gli interessi, diventa direttore della banca a cui dobbiamo i soldi Carlo Azelio Ciampi (si! proprio quel Carlo Azelio). Il nostro buon direttore pensa che il 10% di interessi che stiamo pagando sia un po' pochino e nel giro di un paio d'anni porta il tasso di interesse al 19% per mantenerlo per altri 10 anni 7-8 punti più alto dell'inflazione.

Immagino di non dover spiegare a nessuno cosa significhi un aumento del tasso di interesse di 9 punti percentuali, dato che tutti voi avrete esperienza diretta o indiretta degli effetti devastanti di un l’aumento degli interesse sul mutuo (anche solo dell’1%) sul  bilancio familiare: rate diventate insostenibili, famiglie costrette a “stringere” su tutto, mutui non pagati, case riprese dalla banca.

Mettici che uno non si aspettava questo regalo di Ciampi, mettici che lo stato non è così veloce a reagire ai cambiamenti.  

Mettici anche che non puoi dire alla gente: "Raga...c'è una novità: da domani le tasse raddoppiano!".   
Morale della favola non riusciamo più a pagare gli interessi ed iniziamo ad accumulare debito. 
Ci svegliamo nel 1994 con un "mutuo" diventato "mega"(124,5% del pil).

A questo punto si può tranquillamente dire che siamo tecnicamente e definitivamente nella CACCA.    Essere tecnicamente nella CACCA significa dover lavorare per pagare le tasse che serviranno per pagare degli interessi di un debito che non cala perché i soldi delle tasse servono solo per pagare gli interessi e non per restituire parte del debito. 
Il debito pubblico è diventato  (o per i più maliziosi "hanno fatto diventare") inestinguibile.  

Se vi siete mai chiesti perché ci dicono continuamente che dobbiamo lavorare di più, produrre di più e consumare di più…  
…o se non capite  come mai  nel 1970 lo stato per andare avanti aveva bisogno di tassare il vostro reddito al 29%, mentre nel 1997 (governo Prodi) si prendeva il 47% del vostro lavoro…
…o se vi domandate perché negli ultimi 30 anni, nonostante aumentino le tasse,  avete sempre sentito dire che mancano i soldi per qualsiasi cosa, dalla ricerca alla sanità, dall’istruzione alle pensioni…

…ora avete una delle possibili mille risposte! 

A Presto 
Chinaccia  

PS. L’articolo che dovevo postare lo inserisco domani, altrimenti qualcuno si spaventa perché c’è troppa roba da leggere. 

mercoledì 14 gennaio 2009

domenica 21 dicembre 2008

Il Prezzo del Potere

Splendido pezzo di Solange Manfredi 

Fonte:  paolofranceschetti.blogspot.com

Premessa.

Paolo in questo blog ha scritto alcuni articoli su alcune associazioni esoteriche che hanno fatto sorgere tra i lettori confronti, a volte, anche accesi.

Diverse persone hanno commentato gli articoli scrivendo le proprie esperienze, e non solo.

Altri sono intervenuti per mettere in guardia dal “fascino” che dette associazioni possono avere su alcune persone.

In ultimo, ieri, un’amica di Paolo, letto il suo ultimo articolo sulla Rosa Rossa, gli ha detto che leggerlo fa venir voglia di iscriversi, più che di combattere il fenomeno...fa venire voglia di dire "voglio anche io avere conoscenze superiori" voglio anche io avere potere...”

Ed ecco il perché del mio intervento.


Il prezzo del potere.


Ho avuto la straordinaria (nel senso letterale del termine, ovvero fuori dall’ordinario) possibilità di vivere in una famiglia che tale potere aveva, inserita ai massimi livelli italiani.

Per tale motivo ritengo opportuno dare la mia testimonianza sull’altra faccia di questo potere che tante persone può affascinare.

Questo tipo di potere ha un costo enorme ed è quello della vita e della libertà tua e della tua famiglia.

Certo, la mia famiglia aveva potere e denaro, ma a che prezzo cercherò di spiegarvelo nel modo più semplice.

Non ho mai visto, un solo giorno, mio padre senza la paura negli occhi.

Non l’ho mai visto veramente sereno e sorridente.

Era un bravissimo attore e, in società, era considerato un uomo bello, intelligente, simpatico, ironico, tollerante, comprensivo e disponibile.

A casa era un uomo chiuso, sospettoso, iroso, intollerante e cinico.

Era un uomo spaventato.

Perché quando accetti di far parte di questo mondo, o di queste organizzazioni, il prezzo da pagare è questo:

Non hai la possibilità di difendere né te stesso, né la tua famiglia.

Tutto è loro concesso e tu non puoi rifiutare ai gradi pari, o superiori, nulla.

Sei, sostanzialmente, al loro servizio.

Cosa vuol dire questo?

Vuol dire che ti viene tolta la dignità e la libertà.

Diventi, niente di più e niente di meno, che uno schiavo strapagato.

Uno schiavo che deve essere sempre pronto ad esaudire i desideri dell’organizzazione, qualunque essi siano, legali o no.

Uno schiavo che non ha la possibilità di difendere neanche la sua famiglia, perché anche quella appartiene all’organizzazione.

Uno schiavo che potrà chiedere grandi vantaggi anche per la sua famiglia, certo, ma che se attaccata dall’organizzazione non avrà la possibilità di difenderla. Anzi, se chiesta, sarà lui a doverla concedere.

Sarai a conoscenza, quando addirittura non complice od esecutore, di reati che servono sia agli scopi dell’organizzazione sia per renderti uomo ricattabile.

Dovrai scattare ad ogni loro richiamo.

Dovrai sottostare a qualsiasi loro richiesta.

Vivrai nel terrore di sbagliare, sapendo che la pena per tale errore è la più atroce.

Ogni giorno vivrai con l’ansia che il telefono squilli, o che qualcuno arrivi nel tuo studio a farti l’ennesima richiesta oscena a cui tu dovrai obbedire; perché hai potere certo, ma c’è sempre qualcuno sopra di te.

Perché magari un giorno, se ti verrà chiesto, dovrai dare l’ordine di uccidere un uomo onesto, solo perché, svolgendo il suo lavoro, si è avvicinato pericolosamente a scoprire l’organizzazione di cui fai parte.

E sarà difficile prendere sonno quella notte. Ma lo sarà ancora di più la notte seguente all’attentato che hai ordinato di fare, quando saprai che l’autobomba imbottita di tritolo ha ucciso anche una madre con i suoi due figli, colpevoli soltanto di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Sarà difficile quella sera rientrare a casa e vederti correre incontro tua figlia, che ha più o meno la stessa età dei bambini morti nell’attentato che hai ordinato, per un abbraccio.

Sarà difficile, quasi impossibile, ricevere quell’abbraccio, perché quel contatto potrebbe farti pensare a quei bambini, i cui corpi sono stati ritrovati a decine di metri di distanza, spiaccicati sulla facciata di un palazzo, e farti crollare emotivamente.

E allora, probabilmente, allontanerai con rabbia tua figlia, le impedirai qualsiasi contatto, lasciandola delusa e confusa.

O forse passerai settimane intere tornando a casa tardi la sera, per essere sicuro che già dorma, per poi svegliarti la mattina quando è già uscita per andare a scuola.

Negli anni questo stato ti porterà a chiuderti dentro una corazza, che ogni giorno si farà più stretta, fino a soffocarti.

Perché denaro e potere non riescono a cancellare il fatto che ti hanno annullato come uomo, privandoti di dignità e libertà.

E anche quando qualcuno dell’organizzazione causerà un danno alla tua famiglia e questa ti chiederà tutela, il non poterla dare, il non poter loro spiegare che quel danno, o quel reato, non può essere denunciato, sarà difficile. Perché tra voi non vi potete denunciare, in quanto considerate i tribunali dello Stato “tribunali profani”, indegni di giudicarvi.

Cercherai scuse per non agire e, se la tua famiglia cercherà di tutelarsi da sola, arriverai perfino a rubare da casa i documenti che comprovano il reato per impedire la denuncia.

Ed allora per la tua famiglia diventerai, nella migliore delle ipotesi, un uomo che causa sofferenza ed incomprensioni.

Sarà difficile reggere tutto ciò.

Perché sarà difficile da reggere la recita in pubblico, sempre in tensione ad ogni persona che ti si avvicina e ti dice: “Sono un amico di….le posso parlare?”.

Con una “corte” attorno a te di uomini che ti adulano certo, ma che tu sai perfettamente aspettano solo un momento di tua debolezza per pugnalarti alle spalle e prendere il tuo posto, ed il relativo potere, nell’organizzazione.

E sarà difficile reggere le incomprensioni che il tuo atteggiamento ha causato in casa.

Certo, cercherai disperatamente di compensare quelle incomprensioni con quel denaro tanto facile ed immeritato che a fiumi ti viene fatto scorrere nelle tasche. Ma può capitare che alla tua famiglia non interessi tanto denaro, interessi avere un padre ed un uomo, ovvero quello che tu non sei più.

Ed allora ogni giorno sarà una sofferenza per te e per chi ti sta accanto.

Il momento peggiore, poi, sarà quando non riuscirai più a sopportare tutto ciò e cercherai un modo per uscirne, per trovare una scusa all’ennesima indecente richiesta.

Sarà proprio allora che ti verrà ricordato che non sei libero di scegliere, e te lo ricorderanno nei modi peggiori.

Magari faranno avvicinare tua figlia da qualcuno che le farà un discorso strano, che lei non sarà in grado di capire, ma che le verrà chiesto di riferirti, perché tu, invece, ne comprenderai perfettamente il significato.

Ed allora inizierà il panico. Un panico incontrollato. E inizierai a tremare ogni qualvolta tua figlia uscirà di casa, ogni volta che ti racconterà di aver conosciuto un ragazzo. Reagirai con la tipica rabbia dettata dalla paura chiedendole di non vedere mai più quella persona, adducendo scuse a tale richiesta, scuse banali e per tua figlia incomprensibili.

Questo allontanerà ancora di più tua figlia che, per vivere, inizierà a mentirti e a nasconderti la propria vita.

Tutto ciò aumenterà ancora di più la tua paura e la tua sensazione di impotenza.

Così avanzerai verso di lei pretese sempre più assurde, cercando di controllare ogni sua amicizia, ogni suo spostamento e, quando tua figlia ti chiederà spiegazioni per questo tuo comportamento, non saprai cosa dire. Perché probabilmente non avrai la forza di spiegarle che rischia la vita, che è pericoloso uscire con un ragazzo incontrato in discoteca, perché lei è usata come strumento di pressione e di ricatto perché tu obbedisca.

Perché non potrai spiegarle che quella persona con cui lei ti dice aver passato una bella serata e che, conoscendoti, ti manda i suoi saluti, in realtà voleva farti sapere che è stato così vicino a tua figlia da poterla uccidere con una sola mano. Non potrai.

Né potrai spiegarle che vive questa situazione perché tu hai scelto anni prima di avere potere e denaro per poter avere una bella casa, per poter avere incarichi che non meritavi, per non rispondere giudizialmente di eventuali errori nella tua professione, per poter fare le vacanze nei posti più esclusivi, per poter ottenere con facilità cose che non ti spettavano, ecc..

Non potrai spiegarle che la sua vita appartiene ad altri perché tu volevi il potere.

Ed non potrai spiegarlo perché anche tu trovassi la forza di farlo, sapresti perfettamente che non servirebbe a nulla, se non a far vivere nel panico anche i tuoi cari.

E’ a questo punto che ti accorgerai di quanto ti sia costato quel potere, ma non potrai più tornare indietro.

Non potrai più porre rimedio a quella scelta fatta per l’ambizione di arrivare dove altrimenti non saresti mai arrivato.

Non avrai più via di scampo, come non ce l’avrà la tua famiglia, che vivrà in un incubo senza sapere perché. Nessun rapporto, solo recite in pubblico per la società, che tu obbligherai la tua famiglia a recitare con la paura ed il ricatto, i soli strumenti che ti saranno rimasti avendo perso il loro amore, la loro stima e la loro fiducia.

E neanche la tua morte salderà il conto, perché la tua famiglia sarà costretta a scegliere: se entrerà nell’organizzazione manterrà ciò che ha, se rifiuterà le verrà tolto tutto.

Si perché le strutture che tu hai messo in piedi, siano aziende o studi professionali, sono strutture dell’organizzazione e tu eri solo lo schiavo strapagato che le portava avanti, la c.d. testa di legno.

Così, se la tua famiglia rifiuterà, le verrà tolto tutto.

Se cercherà di ottenere ciò che ritiene suo, e che la legge dice esserlo, verrà massacrata (morte civile, calunnie, minacce, denunce pretestuose, ecc…).

Se poi un componente della tua famiglia, magari tua figlia, sceglierà di aiutare le persone che cadono vittime della tua organizzazione (e sono tante) perché, grazie alla sua esperienza di vita, vi conosce e riconosce, o cercherà di informare sul meccanismo del vostro potere, saprà che sarà un progetto che non potrà pianificare.
Saprà che, probabilmente, una sera ci sarà qualcuno che, come tante volte hai fatto tu in passato, darà l’ordine di eliminare il problema e l’esecutore, con rapidità ed efficienza, entrerà in azione assicurandosi che il decesso venga archiviato come incidente o suicidio.

Questo è il prezzo del potere.

Alle singole persone scegliere se vale la pena pagarlo. Io, ho scelto la libertà per poter, come ebbe a dire Paolo Borsellino:"... sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità… ".

giovedì 11 dicembre 2008

Lucidamente Barnard

Articolo di Paolo Barnard

"HIGH OCTANE CAPITALISM AHEAD"

 Erano pochi anni fa, guidavo in piena notte lungo una strada deserta alla periferia di Palo Alto, in California. I fari illuminavano cose scontate in un posto così: i grandi incroci delle statali americane, con l’immancabile distributore 7Eleven illuminato da scoppiare, e i prefabbricati a destra e a sinistra della carreggiata con le insegne al neon Jack’n a Box, Burger King, Pizza Hut, ma anche Psychic Palm Reading ecc.

Lungo un tratto particolarmente rado di abitazioni butto l’occhio su un gigantesco cartellone pubblicitario che mi viene incontro, insolitamente poco illuminato, che significa illuminato appieno ma non all’americana per intenderci. Mi blocco, freno in mezzo alla strada e lì mi pianto. Quello che sto fissando è un poster di almeno 10 metri per 5, tutto arancione, che reca la seguente scritta in nero, enorme:

“HIGH OCTANE CAPITALISM AHEAD”.

Tradotto: “Ci aspetta un capitalismo a tutto gas”.

In basso a destra la firma: Forbes, cioè i profeti a mezzo stampa del capitalismo americano.

Per me, fermo lì nel silenzio di una strada deserta, è tutt’uno vedere e capire, leggere e sentire. Quel poster, nell’arroganza duplice delle sue dimensioni e della certezza diquell’affermazione, mi sbatte in faccia la verità:

Il Capitalismo dei Beni di Consumo ha vinto, punto.

Infatti, esso è l’unica interpretazione dell’esistenza umana che ha saputo dilagare trasversalmente in tutto il mondo, trapassando indenne culture, religioni, ideologie e regimi politici diversi, dall’Iran alla Cina, dall’Africa al Baltico al Nepal, e che attende al varco i ‘bolivariani’ dell’America Latina non appena questi avranno preso possesso di uno standard di vita decente per mezzo delle loro odierne ‘rivoluzioni’. Ha piantato davanti a noi per anni e già ben oltre il nostro orizzonte i paletti di un unico percorso obbligato, un destino se volete, ovvero una serie di appuntamenti ai quali non ci potremo sottrarre, né noi cittadini di un mondo ricco già fradicio di esistenza commerciale né quelli dei Paesi emergenti. E, si badi bene, ciò accadrà indifferentemente dalle crisi che il Capitalismo dei Beni di Consumo potrà vivere, come quella odierna, che non scalfisce neppure microscopicamente la certezza della sua diffusione.

I manovratori da destra che stanno dietro a quello sconcertante poster non hanno solo vinto, hanno stravinto, e di più. Hanno stra-stravinto. E c’è la concreta possibilità che le alternative – politiche, umanitaristiche, sociali o movimentiste - siano morte per sempre, che siano state sconfitte una volta di troppo per non rialzarsi mai più, soffocate dal Capitalismo dei Beni di Consumo.

Uscite dai circoli di ‘belle anime’, chiudete i libri delle ‘belleanime’, disertate le serate con le ‘belle anime’. Andate nei luoghi delle persone comuni, e stateci. Verrete travolti dall’assordante mantra del Capitalismo dei Beni di Consumo, schiacciati come larve dalle sue dimensioni.

E allora. Noi, queste sincere ma inutili ‘belle anime’ che siamo, dobbiamo fermare le nostre macchine, tutte, fermare le ruote, ogni nostra azione o progetto, e riflettere su quanto segue:

Come hanno fatto, trentacinque anni fa, un nugolo di intellettuali, economisti e politici a progettare e poi a realizzare la più inimmaginabile sovversione di tendenza politico-sociale della Storia moderna? Come hanno saputo in sole tre decadi arrestare 250 anni di lotte dal basso e iniziare a invertirne la rotta? Come hanno annichilito le sinistre di tutto il mondo occidentale? Come hanno potuto renderci di nuovo plausibile l’inimmaginabile? E cosa sono divenute oggi quelle sparute forze di 35 anni fa? Come hanno lavorato? Come lavorano ogni giorno?

Perché non vi è dubbio che i nostri avversari noi non li conosciamo, non abbiamo dedicato che una frazione del nostro tempo a studiarne le mosse e le forze, perdendo invece anni a inveire contro le loro ‘ombre sul muro’, i Bush e i Berlusconi diquesto mondo. Essi sono un esercito di cui noi ignoriamo quasi tutto. E come potremo mai combatterli?

Sto parlando delle destre economiche e finanziarie che in pochi anni, e seguendo poche ma semplicissime regole, rimanendo compatte, immensamente disciplinate, al lavoro 24 ore su 24 sempre, con oggi a disposizione i migliori cervelli della terra, con mezzi incalcolabili rispetto ai nostri, con al loro servizio praticamente tutta la classe dirigente del mondo, tutti i media che contano, e con il consenso di miliardi di persone obnubilate dalla loro Esistenza Commerciale, stanno portando al trionfo ilCapitalismo dei Beni di Consumo.

Dobbiamo comprendere come hanno fatto a creare un consenso talmente dilagante fra i popoli da riuscire in tutto ciò. Sappiamo che lo hanno fatto in silenzio, lavorando incessantemente a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE, macinando incessantemente il loro consenso, senza manifestazioni, cortei, chiasso, gesta clamorose, senza bandiere colorate e feste di piazza. Oggi, se avete l’onestà di guardavi in tasca, di osservare come vivete, cosa consumate e con quali comfort, hanno intrappolato anche voi, nonostante tutto.

Ora, per arginare una macchina mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza, c’è una sola strada:

- Studiarla a fondo.

- Formarci in un esercito di attivisti compatto, disciplinato.

- Capire che cosa, in questo periodo della Storia, innesca il cambiamento, quale vettore, quale tipo di interazione umana.Individuare queste chiavi di svolta con precisione, così come si isola una molecola benefica.

- Studiare di conseguenza una comunicazione immensamente abile per attirare l’attenzione del mondo della GENTE COMUNE.

- Studiare i metodi per rendere la comunicazione gradevole ma penetrante.

- Diffonderci nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, tutto l’anno, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante usando quei metodi attentamente studiati.

- Essere molto ben finanziati, cioè cercare e ingaggiare sponsor‘illuminati’ capaci di vedere il vantaggio di lungo termine di un mondo più giusto.

- Sapere che è una strada in salita, poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a rinunce, a mutazioni di stili di vita importanti, e a saper vedere però la convenienza finale di un mondo più in equilibrio.

- Mettere da parte le differenze che separano i nostri gruppi che formano il Movimento, cioè rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile diattivisti al lavoro ovunque, sempre, con linee guida universali, sempre le stesse e i metodi di cui sopra. Cioè cambiare il consenso dei popoli, verso la rinascita del primato del Bene Comune. Per un mondo finalmente più giusto.

Non c’è altra strada. Non c'è."


il link al sito Paolo Barnard

lunedì 8 dicembre 2008

trattato di lisbona

"E’ 
la forma più
assoluta di totalitarismo"
di Ida Magli – tratto da “Il Giornale”, 7 Giugno 2008

In questi giorni, con la ratifica da parte del Parlamento italiano del
cosiddetto Trattato di Lisbona, si porrà fine definitivamente
all'esistenza delle Nazione Italia. E mano a mano si porrà fine
all'esistenza di quasi tutte le altre nazioni in Europa. Non bisogna
sorprendersi del silenzio che accompagna l'atto più importante che sia
mai stato compiuto dal 1870 con il Regno d'Italia. È un silenzio che
non è dovuto soltanto al volere dei governanti, ben sicuri fin
dall'inizio dell'operazione “Unione europea“ che bisognava tenerne
all'oscuro il più possibile i cittadini, ma anche alla obiettiva
difficoltà per i giornalisti di fornire informazioni e tanto meno
spiegazioni di un progetto che esula da qualsiasi concetto di «politica“.
Il Trattato di Lisbona è infatti una «visione del mondo»
universale, una teologia dogmatica con le sue applicazioni pratiche, la
forma più assoluta di totalitarismo che sia mai stata messa in atto.
Come potrebbero i giornalisti istruire con poche parole milioni di
persone sulla metafisica di Kant? Eppure c'è quasi tutto Kant, inclusa
la sua proposta per la Pace Perpetua, nel progetto dell'Unione europea. Ma c'è anche molto Rousseau, molto Voltaire, molto Marx, con in più quello che Tremonti definisce «mercatismo»: l'assolutizzazione del mercato. 
La falsificazione dei significati linguistici accompagna fin dall'inizio
l'operazione europea: quello che viene firmato non è affatto un
Trattato e non è neanche una «Costituzione», come era stato chiamato
prima che i referendum popolari lo bocciassero. È la proclamazione di
una religione universale, accompagnata in tutti i dettagli dagli
strumenti coercitivi verso i popoli e verso le singole persone per
realizzarla. È il passo fondamentale, dopo averlo costituito in
Europa, per giungere alla meta prefissata: il governo mondiale.
Posso indicare in questo breve spazio soltanto alcuni degli
strumenti preordinati:

A) Il sincretismo fra le varie religioni e fra i vari
costumi culturali. Un sincretismo che verrà raggiunto con lo
spostamento di milioni di persone e smussando tutte le differenze
attraverso il «dialogo». Discendono da questa precisa volontà dei
governanti le ondate immigratorie che stanno soffocando l'Europa
d'occidente. Si tratta di decisioni di forza, prese a tavolino : se
nasceranno reazioni o conflitti, come di fatto sono già nati,
provvederanno le schedature biometriche, la polizia e il tribunale
europeo a eliminarli.

B) Il governo concentrato in poche persone, quasi
sconosciute ai cittadini, mentre diventano sempre più pleonastici i
parlamenti nazionali. Il parlamento europeo, infatti, tanto perché
nessuno possa obiettare in seguito che non aveva capito, è stato
istituito fin dall'inizio privo di potere legislativo. Pura finzione al
fine di gettare polvere negli occhi ai cittadini e tenere buoni con
ricche poltrone i residui pretendenti al potere nell'impero fittizio. 

C) Nella sua qualità di fase di passaggio verso il governo
mondiale, l'Europa deve essere debolissima, come infatti sta diventando.
Per ora qualcuno lo nota a proposito dell'economia e della ricerca
(ricerca significa intelligenza), ma presto sarà chiaro a tutti
l'impoverimento intellettuale e affettivo di popoli costretti a perdere
la propria identità, la propria «forma» in ogni settore della vita.
In Italia la perdita è più grave per il semplice motivo che gli
italiani sono i più ricchi di creatività. Di fronte al vuoto di
qualsiasi ideale e di qualsiasi futuro, i giovani si battono per quelli
vecchi inesistenti, oppure «si annoiano». Vi si aggiungono con uguale
impoverimento i milioni di immigrati, anch'essi sradicati dalla loro
identità e gettati nel crogiolo della non-forma.

Si tratta di conseguenze ovvie, perseguite con ostinazione
durante il passare degli anni sia dai fanatici credenti nella religione
universale che da coloro che se ne servono per assolutizzare il proprio
potere. Ci troviamo di fronte a quello che i poeti tedeschi
individuavano chiaramente durante il nazismo come «il generale
naufragio dello spirito». Seppellire le nazioni per paura del
nazionalismo significa provocare di nuovo il generale naufragio dello
spirito. Significa che alla fine Hitler ha vinto.

Ida Magli


Roma, 24 Maggio 2008

venerdì 5 dicembre 2008

Un futuro possibile?

Di seguito un video realizzato dalla Casaleggio Associati che mostra la loro visione del futuro politico mondiale. La Casaleggio Associati è la casa editrice di Grillo, oltre ad essere la società che fornisce consulenza strategica per il  blog di Grillo e di Di Pietro.

dal sito della Casaleggio:

Mission

Casaleggio Associati ha la missione di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale.

La consulenza strategica ha l’obiettivo di indirizzare le aziende nelle scelte rese necessarie dalla Rete e di consentire la definizione di obiettivi misurabili in termini di ritorno economico, in modo da determinare lo sviluppo del business dell’azienda, sia nel medio, sia nel lungo termine.



la mia interpretazione di consulenza strategica:
  • come individuare un target (es. i navigatori scontenti dell'attuale sistema di governo)
  • che tipo di prodotto proporre a questo target (es. un blog dove si critica fortemente il sistema) 
  • come promuovere il prodotto (es. chiedendo ai navigatori di pubblicizzare gratuitamente tramite un banner campagne come "Parlamento pulito" dove cliccando si finisce sul sito dove si vende il prodotto)
  • come massimizzare i profitti derivanti dalla vendita del prodotto (es. vedira di dvd o biglietti per spettacoli).

pearl jam- do the evolution

assolutamente da vedere

TREMONTI ILLUMINATI ANNO ZERO



giovedì 4 dicembre 2008

Un minuto di cordoglio

...mancavano gli spiccioli nel portafoglio e come al solito si sono ipotecati il futuro. Un minuto di cordoglio per l'amico risparmio energetico, la nonna casa coibentata e i cugini pannelli solari.

 55%: i blog si mobilitano

Aderisco volentieri all'iniziativa lanciata 
qui e qui, insieme a ilKuda, Vivere Cernusco, Jacopo Fo, Informazione senza limiti, Sharondreams, Osservatori sul Razzismo in Italia, Blog del Giorno, CernuscoTv, Appunti e Virgole (se hai un blog, metti un post con un link a questo post e segnalalo).